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Embargo russo, Agrinsieme: ampiare misure urgenti per ortofrutta

Embargo russo, Agrinsieme: ampiare misure urgenti per ortofrutta Inviata una lettera ai tre ministri dell’Agricoltura di Italia Francia e Spagna in cui le organizzazioni europee evidenziano la loro preoccupazione in vista della campagna di commercializzazione della frutta estiva e  sottolineano la necessità che le nuove  misure  siano  decise e pubblicate in tempo utile.

Categorie: Comunicati Stampa, Ortofrutta, Ortofrutta Fresca, AGRINSIEME Tags: EMBARGO RUSSO, FRUTTA ESTIVA

Le organizzazioni italiane riunite in Agrinsieme hanno sottoscritto una lettera congiunta, siglata anche dalle organizzazioni di rappresentanza della filiera ortofrutticola di Francia e Spagna, indirizzata ai tre ministri dell’Agricoltura, Martina, Le Foll e Tejerina, per chiedere un intervento urgente volto ad adeguare le misure eccezionali previste dai regolamenti comunitari per gli ortofrutticoli a seguito dell’embargo russo.

Le organizzazioni hanno così deciso di richiamare l'attenzione dei ministri sulle turbative di mercato che stanno subendo le produzioni ortofrutticole, come conseguenza delle mancate esportazioni europee che non possono più essere dirette alla Federazione russa e della necessità, nel permanere dell’embargo, di affrontare da subito in modo specifico il problema della prossima campagna di commercializzazione della frutta estiva ed in particolare delle pesche e nettarine la cui produzione, in alcune regioni europee, inizia fin dal mese di aprile.

La richiesta è motivata dall’esigenza di evitare con ogni mezzo il ripetersi di quanto accaduto nella scorsa campagna, in cui, a causa di una congiuntura estremamente sfavorevole caratterizzata da una forte pressione al ribasso dei prezzi e condizioni climatiche sfavorevoli la crisi ha colpito duramente tutti i produttori europei.  Di qui la richiesta di ottenere la modifica urgente delle norme comunitarie, in modo che le misure eccezionali possano applicarsi in modo adeguato e tempestivo ai  prodotti interessati.

Ai tre ministri dell’Agricoltura dei principali Paesi produttori europei le organizzazioni della filiera europea hanno dunque richiesto: l'estensione delle misure per tutta la durata dell’embargo attuale, fino ad agosto 2015; quote aggiuntive di ritiro calcolate tenendo conto anche del livello di produzione nazionale, della situazione di mercato e che consentano una flessibilità di gestione nazionale per l’utilizzo dei volumi; l’incorporazione di misure per la promozione,  coordinate a livello transnazionale e/o interprofessionale; l’aumento per certi prodotti delle indennità di ritiro dal mercato tenendo conto dei costi di produzione attualizzati dei Paesi produttori.

Le organizzazioni hanno in particolare evidenziato la loro preoccupazione che il sostegno comunitario sia deciso e pubblicato in tempo utile, senza aspettare un crollo dei prezzi, in modo da scongiurare una possibile crisi.

In tal senso, va ricordato come nell’estate 2014 il regolamento delegato adottato per la crisi delle pesche  e nettarine, pur prevedendo misure  interessanti, sia stato promulgato solo nel mese di agosto e quindi applicato di fatto alla fine della campagna delle drupacee, senza riuscire ad avere un impatto positivo per risollevare il comparto dalla crisi. 

È stato pertanto chiesto un intervento urgente delle Amministrazioni per inserire tali richieste in occasione dei prossimi lavori del Consiglio Agricoltura, evidenziando le economie di spesa dell’Unione europea che si stanno realizzando sull’applicazione dei regolamenti in corso e ricordando la necessità di trovare una soluzione ad una problematica innescata da motivi politici indipendenti dal settore ortofrutticolo a cui le Istituzioni devono dare una risposta adeguata.

In questo contesto, Agrinsieme rileva che proprio in questi giorni si sta purtroppo concretizzando l’esaurimento dei plafond disponibili per il nostro Paese e che quindi, d’ora in avanti, fino al termine di applicazione delle misure regolamentari, fissato al 30 giugno 2015, i produttori italiani non potranno usufruire degli aiuti europei; ciò risulta ancor più inaccettabile considerata la scarsa attivazione delle stesse misure in altri Paesi Europei, come ad esempio in Polonia, nella consapevolezza che ancora una volta si determineranno ingenti economie di spesa per l’Unione Europea poi difficilmente recuperabili.