Si informa che in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea è stato pubblicato il nuovo Regolamento (UE) 2026/471 – Pacchetto Vino, che interviene in modo organico, sulla disciplina OCM vino modificando i regolamenti (UE) n. 1308/2013, n. 251/2014 e (UE) 2021/2115 con l’obiettivo di rafforzare la competitività del settore in un contesto segnato da un calo strutturale dei consumi, instabilità dei mercati internazionali ed un crescente impatto dei cambiamenti climatici.
Il procedimento normativo è frutto di un intenso lavoro portato avanti nel 2024 a Bruxelles dal Gruppo di Alto Livello, strumento tecnico-consultivo voluto dalla Commissione UE con l’obiettivo di analizzare le criticità strutturali del settore (calo dei consumi, squilibri di mercato, impatto climatico) e formulare raccomandazioni operative. Il Gruppo ha riunito rappresentanti degli Stati membri e stakeholder del comparto, fornendo indicazioni poi recepite nel Regolamento (UE) 2026/471 che si invia in allegato e del quale si riporta, di seguito, un’analisi in sintesi.
Sul piano della gestione del potenziale produttivo, viene prorogato il sistema delle autorizzazioni agli impianti viticoli, con revisione periodica decennale. Il nuovo Regolamento prevede maggiori flessibilità e semplificazioni: niente sanzioni per il mancato utilizzo delle autorizzazioni al reimpianto rilasciate prima del 1° gennaio 2025, a condizione che il titolare comunichi formalmente la rinuncia ad esercitare il diritto entro il 31 dicembre 2026; possibilità di proroga in caso di eventi climatici avversi.
Riguardo al rilascio dei nuovi impianti, agli Stati membri viene riconosciuta la facoltà di introdurre limiti regionali fino allo 0% in presenza di squilibri di mercato. Vengono altresì rafforzati i poteri nazionali per la tutela delle DOP e IGP e per contrastare eccessi di offerta.
In materia di gestione delle crisi, si ampliano gli strumenti a disposizione degli Stati membri: oltre alla distillazione, sono previsti pagamenti nazionali per vendemmia verde ed estirpazione volontaria, con criteri e limiti definiti a livello europeo. È introdotto anche un nuovo intervento di “estirpazione permanente” finanziabile nei Piani strategici PAC.
Importanti novità riguardano i vini dealcolizzati e a basso tenore alcolico: sono consentite nuove tecniche produttive (anche per spumanti) e viene armonizzata l’etichettatura dei prodotti “0,0%” o a titolo ridotto a livello europeo.
Si semplificano, inoltre, gli obblighi di etichettatura per i vini destinati all’export verso i Paesi terzi e si rafforza l’utilizzo di strumenti digitali (ingredienti e dichiarazione nutrizionale in formato elettronico – QR Code).
Sul fronte del sostegno settoriale, si amplia l’intensità dell’aiuto UE fino all’80% per interventi finalizzati all’adattamento climatico e alla sostenibilità. Vengono rafforzati anche gli interventi per promozione nei Paesi terzi (contributo a fondo perduto fino al 60% e fino a 9 anni complessivi per le attività realizzare in un Paese), enoturismo, consulenza, innovazione e contrasto agli organismi nocivi.
Il provvedimento rappresenta un primo importante passaggio strategico per accompagnare il settore verso un modello più sostenibile, resiliente e orientato al mercato, valorizzando il ruolo delle forme aggregate e della cooperazione. Accolte molte delle proposte sostenute da Confcooperative in ambito COGECA ma rimangono alcuni dubbi interpretativi al nuovo Regolamento, criticità che abbiamo già segnalato alla nostra Organizzazione di rappresentanza a Bruxelles e che riguardano:
Autorizzazioni al reimpianto – disparità applicativa
La nuova disciplina estende da tre a otto anni la validità delle autorizzazioni al reimpianto, allineandone la scadenza al 31 luglio (fine campagna). Tuttavia, la proroga si applica solo alle autorizzazioni valide alla data di entrata in vigore del regolamento (18 marzo 2026). Ciò determina una disparità di trattamento tra produttori che hanno ricevuto l’autorizzazione nella stessa campagna ma in date diverse: alcuni beneficiano dell’estensione, altri no. Abbiamo chiesto al COGECA di segnalare alla Commissione tale criticità e di chiedere un’interpretazione estensiva, affinché tutte le autorizzazioni in scadenza nella campagna 2025/2026 siano considerate valide fino al 31 luglio 2026, garantendo equità e coerenza con la logica dell’intervento.
Vini a bassa gradazione naturale
Si evidenzia un vuoto normativo nella classificazione dei vini a bassa gradazione alcolica naturale, ovvero ottenuti senza pratiche di dealcolazione. Per questi vini si ritiene necessario individuare una nomenclatura specifica.
Tutela dei vini e delle bevande a base di vino
Si suggerisce di vietare a livello UE l’uso di termini, immagini o riferimenti a vite, uva, mosto, vino e varietà di uve nell’etichettatura e pubblicità di prodotti diversi dai prodotti vitivinicoli e assimilati. La misura mira a evitare confusione e pratiche fuorvianti legate a “bevande a base di vino dealcolato” che richiamano impropriamente l’identità del vino creando confusione nel consumatore, ed una concorrenza sleale per le cantine.
Identificazione del QR code
Si chiede alla Commissione di adottare in via prioritaria l’atto delegato previsto per armonizzare le modalità di identificazione del mezzo elettronico (QR code o pittogramma) per ingredienti e dichiarazione nutrizionale, così da assicurare regole uniformi già dalla prossima vendemmia e facilitare la circolazione nel mercato unico.
Formati dei recipienti
Si propone l’aggiornamento delle gamme di capacità previste dalla Direttiva 2007/45/CE, ormai datata, per adeguarle alle nuove tendenze di mercato.
Dolcificazione dei vini DOP
Si suggerisce di rivedere le modalità operative per la dolcificazione dei vini DOP, allineandole a quelle dei vini IGP e consentendone l’esecuzione anche fuori dalla regione di elaborazione, sotto controllo tecnico autorizzato. A tal fine si propone una modifica dell’appendice 10, parte D del Regolamento (UE) 2019/934, per evitare discriminazioni tra operatori autorizzati all’imbottigliamento fuori zona.
Nel Regolamento, infine, sono fuori misure importanti come il carry over, ovvero la possibilità per uno Stato membro di poter trattenere in un fondo dedicato alla gestione delle crisi di settore eventuali risorse non spese nell’esercizio precedente, cosi come la mancata eliminazione del limite temporale per le campagne di promozione vini in un Paese terzo che, nonostante la maggiore flessibilità, a nostro avviso - vista la volatilità dei mercati registrata negli ultimi anni e l’introduzione di nuovi prodotti come possono essere i vini dealcolati o i vini a bassa gradazione alcolica naturale - non può mai ritenersi veramente consolidato. Rimane, ancora, poco chiaro se le cantine cooperative potranno essere equiparate o meno alle PMI per poter beneficiare dell’aliquota massima prevista per gli investimenti.
In ambito comunitario, e a livello nazionale in fase di scrittura dei Decreti attuativi, continueremo a sostenere queste linee strategiche al fine di poter restituire al settore tutti quegli strumenti necessari per tornare ad essere competitivo, a fronte di scenari produttivi e di consumo in continuo cambiamento.
Alla luce dell’importanza della comunicazione, si richiede la tempestiva condivisione della presente circolare alle cantine cooperative associate.
Per ulteriori informazioni o necessità, il dott. Antonello Ciambriello (ciambriello.a@confcooperative.it), Responsabile del Settore Vitivinicolo, resta a disposizione.